Intervento Ministro Moratti 29 aprile 2003

Ricerca scientifica - Catania 29 aprile 2003


 

Intervento del Ministro

 

Conferenza nazionale sulla ricerca scientifica

Catania, 29 aprile 2003

 

Autorità, signori parlamentari, docenti, ricercatori,

 

sono lieta di essere oggi qui con voi, in questa città che ospiterà nel prossimo novembre il summit del Semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea sulla cooperazione universitaria nel Mediterraneo, per discutere di un tema di grande attualità, che rientra negli impegni prioritari del Governo: quello della ricerca scientifica e tecnologica, considerata nel suo contesto europeo e internazionale e nella sua valenza di "motore" dello sviluppo sociale, culturale ed economico del Paese.

 

La politica della ricerca del Governo italiano si inserisce nel contesto del VI Programma Quadro, che rappresenta un decisivo passaggio per il potenziamento della capacità competitiva dell'intera Unione Europea. In un momento nel quale l'intero sistema economico mondiale vive una fase di profondo ripensamento circa le più idonee strategie di azione, l'Europa affida una delle chiavi del proprio sviluppo alla ricerca, all'innovazione, alla formazione del capitale umano. L'idea-simbolo di questo passaggio è semplice e ambiziosa al tempo stesso: costruire lo "Spazio europeo della ricerca". Deve essere questo un obiettivo strategico dell'azione comunitaria, da realizzare attraverso il convinto contributo di tutti gli Stati membri.

L'Italia sta dando un contributo di grande rilievo per il raggiungimento di questo obiettivo: già abbiamo collaborato in maniera fortemente incisiva in tutte le fasi di elaborazione del VI Programma Quadro. Sin dall'inizio abbiamo operato affinché l'intero sistema italiano (in tutte le sue articolazioni scientifiche, produttive, istituzionali, centrali e periferiche) potesse efficacemente inserirsi nel dibattito internazionale e potesse fornire un contributo concreto e costruttivo alla realizzazione degli obiettivi posti dalla Commissione.

Il confronto è stato in alcuni momenti serrato: ognuno degli Stati membri ha partecipato al dibattito portando la sua storia, la sua tradizione, le più radicate convinzioni dei propri cittadini. In questo quadro l'Italia su alcuni temi - penso in particolare alla "Questione etica" - non ha potuto e non ha voluto ignorare le più intime sensibilità della popolazione, peraltro condivise in molti altri Paesi europei. Ma è proprio da un confronto serrato e schietto che possono nascere grandi idee e grandi azioni, in una logica di costruzione rivolta al perseguimento di finalità condivise. L'Italia, ora che si avvicina il suo semestre di presidenza europea, non verrà meno a questo impegno. Non dobbiamo dimenticare che l'Unione Europea si avvia ad estendere i propri confini in misura sino a pochi anni fa inimmaginabile e che l'Italia è tra i fondatori dell'Europa unita: ritengo che sia dovere prioritario svolgere il nostro ruolo senza incertezze e con forza.


I settori strategici del VI Programma Quadro

 

Durante il processo di elaborazione del VI Programma Quadro abbiamo sostenuto la rilevanza di settori e di tematiche che riteniamo strategici anche per la nostra economia, per la sicurezza dei cittadini e per la qualità della vita. Penso al settore dei trasporti, alla tematica dei disastri naturali (alluvioni, frane) e dei rischi sismici. Abbiamo voluto sottolineare l'importanza del settore agroalimentare, disegnato con un approccio integrato che comprenda l'intero ciclo produttivo. Inoltre, abbiamo voluto contribuire ad una definizione della tematica sul cambiamento globale e sugli ecosistemi più adeguata ad obiettivi a forte valenza socio-economica, con particolare riguardo alla salute e alla qualità della vita. Né potevamo dimenticare il ruolo delle piccole e medie imprese che, soprattutto nel nostro Paese ma anche nell'intera Unione, costituiscono ormai il vero tessuto connettivo dei sistemi industriali nazionali.

Noi ci rendiamo conto ogni giorno di come sia sempre più crescente l'attenzione di queste imprese alle problematiche della ricerca e dell'innovazione: anche in tali ambiti è sempre più radicata la convinzione che una seria capacità competitiva fondi le sue basi più solide sulla conoscenza, sulla qualità dei prodotti e dei processi produttivi.

Questa attenzione riteniamo debba essere fortemente incoraggiata e sostenuta, particolarmente in questa fase nella quale le piccole e medie imprese sembrano rappresentare le uniche componenti davvero vitali e dinamiche del sistema industriale, al contrario di strutture di grande o di grandissima dimensione che faticano ormai a reggere il peso di una concorrenza, che non perdona errori di strategia e incapacità di adattamento. Quanta rilevanza noi attribuiamo al nostro ruolo all'interno della politica comunitaria della ricerca è testimoniato, ritengo in maniera del tutto evidente, dalla nuova impostazione che abbiamo voluto dare alla definizione della politica nazionale nel settore della ricerca, che trova la sua sede di elaborazione e di approfondimento nelle nuove Linee-guida del Programma nazionale della ricerca, approvate dal Governo nell'aprile dello scorso anno.

 

Sin dal suo insediamento il Governo ha inteso affidare alle politiche di sostegno e coordinamento delle attività di ricerca scientifico-tecnologiche un ruolo di particolare importanza per il conseguimento del grande obiettivo di modernizzazione del Paese. Alla base vi era la profonda consapevolezza delle fondamentali funzioni che in una società industriale avanzata come quella italiana questo settore deve essere portato a svolgere.

 

Le scelte strategiche nascono da un'approfondita analisi del nostro sistema della ricerca e da una precisa identificazione dei suoi punti di forza e di debolezza, nonché dalla valutazione delle grandi opportunità che si aprono per la ricerca sullo scenario internazionale. Le linee del Governo identificano per la prima volta un preciso quadro di priorità su cui puntare per rafforzare le posizioni già detenute dal nostro Paese e per sviluppare l'eccellenza sulle aree tecnologicamente più promettenti e a più alto valore aggiunto.


Le priorità per la ricerca nazionale

 

Il quadro delle priorità per la ricerca nazionale è stato identificato partendo proprio dalle priorità identificate dall'Unione Europea e dai grandi trend di riferimento a livello internazionale, oggi rappresentati da tre grandi settori: information and communication technology (Ict); biotecnologie e nuovi materiali; nano e microtecnologie.

 

Le Linee-guida disegnano con chiarezza i canali attraverso i quali si dovrà operare:

§         avanzamento delle frontiere della conoscenza, sostegno alla ricerca orientata allo sviluppo di tecnologie chiave abilitanti a carattere multisettoriali;

§         potenziamento delle attività di ricerca industriale e relativo sviluppo tecnologico;

§         promozione della capacità d'innovazione nei processi e nei prodotti delle piccole e medie imprese;

§         creazione di aggregazioni sistemiche a livello territoriale.

 

Voglio sottolineare con forza che quanto riportato nelle Linee-Guida non rappresenta un "libro dei sogni", una brillante esercitazione scolastica. Attraverso l'azione costante e quotidiana le traiettorie tracciate dalla politica nazionale della ricerca stanno trovando una concreta attuazione.

 

Su questi versanti abbiamo già orientato la nostra azione, che si sviluppa prendendo in considerazione ogni elemento e ogni fattore del sistema: dal sostegno ai grandi progetti di ricerca di base, al potenziamento delle iniziative di ricerca industriale, alla creazione di nuove realtà industriali high-tech, sino ad arrivare alla definizione di interventi di diretto interesse territoriale, in particolare riguardanti il Mezzogiorno.

 

In ogni fase è costante l'obiettivo di privilegiare quelle iniziative che prevedano al loro interno forme ampie di collaborazione strutturata tra mondo scientifico e mondo delle imprese, nella consapevolezza che tale circuito rappresenti la chiave di volta per una politica della ricerca efficacemente incidente nei processi di sviluppo competitivo dell'intero sistema.

 

In tutti gli interventi, il rafforzamento della presenza e della qualità del capitale umano ha, altresì, costituito un obiettivo irrinunciabile nell'azione del Ministero: siamo profondamente convinti che i necessari processi di ringiovanimento e potenziamento del nostro "parco-ricercatori" passino attraverso lo sviluppo di progetti di ricerca importanti, che possano rappresentare anche veri e propri "cantieri" di formazione.


Rilancio della ricerca di base

 

Più nel dettaglio, mi piace citare gli interventi a sostegno della ricerca di base attraverso il fondo Firb: dopo lunghissimo tempo il nostro Paese è tornato a investire nella ricerca di base, ma intesa non fine a se stessa, bensì orientata a obiettivi di medio-lungo periodo, concreti ed efficaci. In questo quadro il Ministero ha spinto moltissimo sulla necessità che anche le imprese industriali partecipassero a queste iniziative, nella consapevolezza che le esigenze di ricerca e innovazione di un Paese non devono più permettere la frapposizione di steccati tra le componenti del sistema.

 

Il Governo ha voluto così realizzare interventi di sostegno in settori di grande rilevanza scientifica, con ricadute nel medio-lungo periodo che prevedessero azioni congiunte tra mondo scientifico e imprese. I progetti presentati e selezionati, infatti, si sono caratterizzati per la loro capacità di aggregare competenze diverse, con particolare riferimento al mondo dell'industria che ha saputo trovare le occasioni per interagire con il mondo scientifico in un settore, quale quello della ricerca di base, negli ultimi tempi rimasto ai margini delle strategie industriali di ricerca.

 

In tal modo, abbiamo voluto premiare quelle iniziative che consentissero la costituzione di veri e propri centri di eccellenza riprendendo e dando piena attuazione agli orientamenti emersi in sede di predisposizione del VI Programma Quadro. Ma l'azione del Miur arriva sino al territorio, sino alle esigenze di sviluppo locale, in una logica di intervento coordinato e concertato con le Regioni: è questo il vero spirito della nuova architettura che si va delineando nel rapporto Centro-Periferia. Il quarto asse delle Linee-Guida è dedicato alla promozione della capacità d'innovazione nei processi e nei prodotti delle piccole e medie imprese, con particolare riferimento alla creazione di aggregazioni sistemiche a livello territoriale.


Promozione dei distretti tecnologici

 

Entra nel pieno del dibattito di politica della ricerca, quindi, il distretto tecnologico, dove le Regioni si segnalano quali promotrici di un nuovo modello di sviluppo che assegna alla ricerca, attraverso una azione concertata tra amministrazioni locali e centrali, il ruolo di favorire la capacità competitiva di un intero sistema territoriale.

 

Intendiamo perseguire questi obiettivi attraverso:

·         accordi di programma in settori tecnologicamente avanzati;

·         lo sviluppo di azioni in settori produttivi di specifico interesse regionale tramite la collaborazione di università, enti pubblici di ricerca, piccole e medie imprese;

·         la formazione di nuova imprenditorialità in settori high tech.

 

In una economia a carattere globale quale quella attuale, la forza competitiva di un Paese si poggia sulla capacità dei sistemi territoriali di rafforzarsi e di confrontarsi in modo vincente con l'esterno: abbiamo la convinzione che ciò passi attraverso la valorizzazione delle competenze scientifiche e tecnologiche esistenti, la loro capacità di integrazione, la capacità di trasformare conoscenza in nuovi prodotti e processi direttamente usufruibili dal territorio. Attraverso l'azione del Ministero questi obiettivi hanno già trovato una concreta attuazione. Infatti si è dato avvio a forme di intervento fortemente innovative che vedono impegnati congiuntamente università, imprese, enti di ricerca e amministrazioni locali.

 

Il Mezzogiorno rappresenta, a questo proposito, una priorità assoluta. Mi piace qui ricordare l' "Etna Valley", iniziativa nata proprio a Catania dall'alleanza tra Università, Cnr, Ente locale ed Impresa. Sul versante industriale ruolo trainante è stato svolto dalla ST-Microelectronics, che ha rappresentato un insostituibile testimonial, favorendo l'ulteriore insediamento di Nokia, Ibm ed altre imprese, operanti a monte ed a valle della microelettronica e delle Itc. Più recentemente, sembrano emergere e consolidarsi insediamenti industriali nel settore delle biotecnologie, della farmaceutica e veterinaria, centrati su attività di ricerca.


Ricerca e alta formazione nel Mezzogiorno

 

Ma, come sapete, la politica della ricerca scientifica e dell'alta formazione nel Mezzogiorno d'Italia trova sviluppo soprattutto attraverso la programmazione comunitaria relativa alle Regioni dell'Obiettivo 1 (Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna). Consentitemi di soffermarmi su questo eccezionale strumento di intervento e di tracciare un primo bilancio dell'attività finora svolta e dei finanziamenti assegnati. Dal giugno 2001 il Miur, Autorità di gestione dei programmi nazionali cofinanziati dai Fondi strutturali dell'Unione Europea (Fse, Fondo sociale europeo e Fesr, Fondo europeo di sviluppo regionale), ha operato secondo tre fondamentali linee strategiche:

1) Tempestivo avvio dell'attuazione del Programma operativo nazionale "Ricerca scientifica, Sviluppo tecnologico, Alta formazione" 2000-2006 (Pon Ricerca).

Questo importante Programma per il Mezzogiorno, che mobilita nell'intero periodo un valore complessivo di 2.038.702.000 euro, è imperniato sull'obiettivo di introdurre mutamenti strutturali nell'economia e nella società del Mezzogiorno, rimuovendo, attraverso la ricerca e l'alta formazione, i fattori di debolezza che finora hanno impedito l'innesco nelle regioni meridionali di processi di sviluppo endogeno. Esso si caratterizza per l'elevato contenuto strategico e sistemico delle azioni programmate (dalla promozione di cluster nella ricerca industriale, al sostegno della "Società dell'Informazione" e dei settori strategici per il Mezzogiorno: Agroalimentare, Beni Culturali, Beni Ambientali, e Trasporti, al sostegno dei Centri di competenza, dell'alta formazione, dei servizi di orientamento nell'università, eccetera) e per la sostanziale rottura rispetto ai precedenti indirizzi programmatici.

 

2) Raccordo, integrazione e sinergia tra Pon Ricerca e tutti gli interventi di sostegno dell'innovazione cofinanziati nell'ambito dei Programmi operativi regionali.

Tale raccordo ha consentito di valorizzare le complementarietà esistenti tra le "azioni di sistema" inserite nel Pon Ricerca, volte ad incidere sul posizionamento competitivo del Mezzogiorno nel suo complesso rispetto ad altri territori nazionali ed europei, e le "azioni di contesto" contemplate nei Programmi regionali e parametrate sulle peculiari condizioni ed opportunità di sviluppo delle molteplici realtà sociali ed economiche del Mezzogiorno. Gli indirizzi del Miur, coerenti con le indicazioni della Commissione Europea - in una fase delicata dal punto di vista istituzionale, in quanto segnata dall'impatto nel settore della modifica del Titolo V della Costituzione - hanno consentito di orientare le strategie regionali per l'innovazione in modo da rafforzare l'impatto strutturale degli interventi proposti. L'approfondimento del partnerariato tra Miur e Regioni deve consentire di integrare sul piano strategico le azioni nazionali e regionali e di perseguire sul piano operativo massa critica in un settore segnato dalla scarsità di risorse.

 

3) Totale chiusura degli interventi del precedente Programma operativo multiregionale "Ricerca, Sviluppo tecnologico ed Alta formazione" 1994-1999 (Po) entro la scadenza fissata dai regolamenti comunitari del 30 giugno 2002.

Tale intento è stato pienamente conseguito, con la promozione di un ammontare complessivo di investimenti pari a 1.309 milioni di euro. Va sottolineato che il positivo iter attuativo del Po, in termini sia di celerità della spesa sia di impatto socioeconomico nelle Regioni del Mezzogiorno, ha determinato un accrescimento di risorse (40 milioni di euro) rispetto allo stanziamento originario.

 

Per quanto riguarda in particolare il Pon Ricerca 2000-2006 va sottolineato come già prima di raggiungere la prima metà del periodo di programmazione sia stato impegnato circa l'80 per cento della dotazione del Pon facendo registrare nel corso del 2002 un incremento degli impegni del 106 per cento rispetto all'anno precedente.

 

Anche sul fronte della spesa sono stati registrati andamenti molto soddisfacenti, in linea con il cronogramma di spesa del Pon (86 per cento) ed ampiamente eccedenti la soglia di spesa prevista per non incorrere nel disimpegno automatico delle risorse.

 

Con riferimento agli interventi già attivati, riguardanti quasi tutte le misure del Pon, mediante i numerosi bandi emanati, vi fornisco alcuni significativi dati:

·         "Progetti di ricerca di interesse industriale" (misura I.1): si registrano impegni pari a euro 423.536.493, che rappresentano il 91,8 per cento di quelli programmati sulla misura;

·         "Servizi per la promozione dell'innovazione e dello sviluppo scientifico e tecnologico nel tessuto produttivo meridionale" (misura I.2) -, avviati con l'approvazione e la relativa contrattualizzazione del progetto Dirce dell'Istituto Gugliemo Tagliacarte: si registrano impegni per 5.400.589 euro. Il progetto prevede 350 audit scientifico-tecnologici da condurre a favore delle Pmi;

·         "Ricerca e sviluppo nei settori strategici del Mezzogiorno" (misura I.3): registra impegni pari a 461.109.582 euro, relativi agli 85 progetti cofinanziati a seguito dell'emanazione del bando relativo alla presentazione di progetti di ricerca e sviluppo tecnologico nei settori strategici per il Mezzogiorno (agro-industria, ambiente, beni culturali, trasporti).

·         Per il "Rafforzamento del sistema scientifico meridionale" (misura II.1) sono già stati messe a bando risorse pari a 65.000.000 di euro per innalzare e qualificare la dotazione di strutture e di attrezzature scientifico-tecnologiche delle università e degli enti di ricerca meridionali. A conclusione delle fasi di valutazione delle domande pervenute sono stati approvati 56 progetti per un importo di cofinanziamento di circa 73 milioni di euro.

·         Per la "Società dell'informazione per il sistema scientifico meridionale" (misura II.2) sono stati messi a bando 55 milioni di euro di contributi che si prevede di assegnare totalmente, considerato l'esito positivo della valutazione delle domande.

·         Per il "Miglioramento delle risorse umane nel settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico" (misura III.1), sono state presentate numerose proposte di cofinanziamento. La qualità dei progetti presentati ha indotto l'Amministrazione ad integrare, a chiusura della II° scadenza, le risorse stanziate sulla Misura passando da 18.100.000 euro a totali 25.850.000 euro, ai quali vanno aggiunti ulteriori stanziamenti effettuati per sostenere la formazione per la ricerca industriale (297/99) fino , quindi, al raggiungimento di circa 91 milioni di euro.

·         Per la "Formazione di alte professionalità per lo sviluppo della competitività delle imprese" (misura III.2), le risorse stanziate sulla misura passano da 8.000.000 euro a totali 28.000.000 euro.

·         Per la "Formazione superiore ed universitaria" (misura III.4), le risorse stanziate sulla misura passano da 26.000.000 a totali 127.900.000 euro.

·         Per la "Promozione della partecipazione femminile al mercato del lavoro" (misura III.6), le risorse stanziate sulla misura passano da 15.000.000 a totali 66.750.000 euro.

 

Assegnazioni aumentate dell'80% nel 2002

 

Colgo l'occasione di questo convegno per darvi un'importante informazione. Nel corso del 2002, contrariamente a quanto spesso diffuso dai giornali, abbiamo registrato una forte impennata delle assegnazioni di finanziamenti per progetti di ricerca da parte del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca scientifica, effettuate su base valutativa (a seguito di emanazione di specifici bandi o a sportello). Le assegnazioni costituiscono un importante indice di valutazione dell'attività del Ministero in tema di ricerca. Esse conseguono a un iter procedurale della durata di diversi mesi, così composto: 1) emanazione di specifici bandi di concorso; 2) presentazione delle domande di finanziamento di progetti; 3) valutazione dei progetti, attraverso apposite commissioni tecnico-scientifiche di esperti di settore; 4) scelta delle proposte ritenute più valide e conseguente assegnazione dei finanziamenti. Nel caso delle domande presentate a sportello non è prevista l'emanazione di bandi di concorso.

I fondi assegnati nel 2002 hanno subito un importante incremento rispetto all'anno precedente: le domande di finanziamento accettate sono passate dalle 1949 del 2001 alle 2755 del 2002 (con un aumento di oltre il 40 per cento). Quasi raddoppiati i finanziamenti, passati dai 1.246.430.089 euro del 2001 ai 2.232.896.982 euro del 2002: l'incremento è stato di circa un miliardo di euro, l'80 per cento in più.

Il balzo in avanti è dovuto in massima parte all'espletamento dei processi valutativi in tre principali programmi di finanziamento:

1) Programma operativo nazionale "Ricerca, sviluppo tecnologico e alta formazione" (Pon), che già abbiamo visto nei dettagli: l'incremento è stato di circa 400 milioni di euro;

 

2) Fondo per gli investimenti in ricerca di base (Firb), che ha goduto dell'assegnazione di disponibilità derivanti dalla vendita di licenze Umts (oltre 350 milioni di euro);

 

3) Legge 46/82, compresa all'interno del Fondo per le agevolazioni alla ricerca (Far) destinato alle industrie sul territorio nazionale: circa 190 milioni di euro in più.


Giovani ricercatori e internazionalizzazione

 

Questi massicci investimenti nella ricerca e nell'alta formazione, al di là del forte impatto sul processo di sviluppo del Paese, rappresentano anche una storica occasione per il reclutamento di giovani ricercatori. Permettetemi, a questo proposito, di soffermarmi brevemente su un tema che mi sta particolarmente a cuore e che vado riproponendo in tutte le occasioni: per valorizzare le migliori professionalità del sistema ricerca italiano su scala internazionale - e quindi anche per evitare che tanti nostri ricercatori scelgano di andare all'estero - dobbiamo puntare alla creazione di centri e di reti di qualità e alla valorizzazione di quelli esistenti. L'Italia deve occupare un posto di grande rilievo nelle reti dell'eccellenza tecnica e scientifica internazionali.

 

Questo servirà non soltanto a favorire il ritorno dei "cervelli italiani" dall'estero - che pure resta un obiettivo importante - ma a migliorare la qualità generale delle risorse umane dedicate alla ricerca. Noi vogliamo certamente che i nostri migliori talenti del sapere scientifico e tecnologico oggi dispersi possano ritrovare in Italia ragioni di interesse professionale, ma vogliamo ancor più fare in modo che l'Italia possa competere nella più ampia sfida per la "mobilità dei cervelli" che si è aperta su scala mondiale.

 

In questa direzione abbiamo già fatto alcuni passi concreti. Ho recentemente firmato un decreto con il quale si dispongono contributi del Ministero alle università che stipulano contratti per attività didattica e di ricerca con studiosi stranieri o italiani residenti all'estero da almeno tre anni. Dopo la positiva esperienza del 2002, quest'anno il provvedimento diventa permanente ed è stato migliorato, in modo da fornire maggiori garanzie e prospettive per i giovani, anche per un loro eventuale inserimento negli organici di docenza degli atenei italiani. Gli incentivi del Ministero per la chiamata di studiosi dall'estero rappresentano un segno positivo, che dimostra come il nostro sistema di ricerca universitaria sia capace di attrarre energie - e soprattutto giovani - anche da Paesi maggiormente competitivi rispetto all'Italia. E' questa una tappa importante del percorso di internazionalizzazione che abbiamo intrapreso.


La riforma degli enti di ricerca

 

L'internazionalizzazione è anche uno dei "motivi conduttori" della riforma degli enti di ricerca, che diventerà operativa nelle prossime settimane dopo l'esame da parte del Parlamento e il sì definitivo del Consiglio dei Ministri.

E' utile richiamare sinteticamente gli obiettivi principali di tale riforma:

1.      focalizzare tutte le attività degli enti su obiettivi strategici per il Paese delineati nelle Linee guida per la ricerca;

2.      creare un sistema di ricerca all'altezza della sfida del mondo globalizzato;

3.      realizzare reti di ricerca capaci di integrarsi nel sistema delle reti europee;

4.      aiutare il nostro sistema produttivo a recuperare competitività tecnologica;

5.      favorire la convergenza delle attività di ricerca sugli obiettivi interdisciplinari individuati nel VI Programma quadro europeo;

6.      sviluppare la cultura manageriale e di progetto dei ricercatori;

7.      superare le criticità derivanti da inefficienze, sovrapposizioni o duplicazioni di attività che portano a dispersioni di risorse.

 

Per l'Italia ruolo da protagonista

 

Come vedete, siamo impegnati a pieno ritmo per fare del sistema ricerca italiano il punto di forza dello sviluppo del Paese e per dare all'Italia il ruolo da protagonista che le spetta nel panorama europeo e internazionale. Tra due mesi si aprirà il Semestre italiano di presidenza europea, nel corso del quale intendiamo dare il nostro massimo impegno per accelerare il processo di costruzione dell'European Research Area, in modo da fare dell'Europa, entro il 2010, l'area più competitiva del mondo basata sulla conoscenza.

 

Proponiamo al Paese e all'Europa una vera e propria sfida, nell'ottica di una ricerca senza frontiere, considerata come priorità strategica per lo sviluppo. Vogliamo rilanciare la valenza dello sviluppo della conoscenza come valore intrinseco di ogni società, anche al di là di ricadute economiche che essa comporta, nonché il ruolo della ricerca concepita come strumento per migliorare la qualità della vita dei cittadini per quanto riguarda la salute, la sicurezza, la tutela ambientale e la valorizzazione dei beni culturali.

 

I giovani, ne sono certa, troveranno nei grandi progetti che stiamo per realizzare veri e propri cantieri di formazione capaci di valorizzare idee ed energie.